Un’arma potente poco utilizzata: l’ironia

Articoli in libertà Le bugie del cervello

Una buona dose di ironia aiuta a vivere con maggiore leggerezza, e quando raggiunge la sua massima espressione
diventa autoironia. Ma attenzione a non cadere nel sarcasmo…

«La differenza fra il sesso e la morte è che la morte la puoi fare da solo senza che nessuno rida di te» (Woody Allen).
«Tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore. Ma un po’ di cioccolato ogni tanto non fa male» (Charles M. Schulz).
«Se trovi difficile ridere di te stesso, sarei felice di farlo per te» (Groucho Marx).

Sono tre esempi di frasi che potrebbero essere incluse nella categoria generica «ironia»; in realtà rivelano punti di vista molto diversi di chi in un determinato momento le ha pensate. La prima è autoironica, infatti è del mitico Woody Allen noto proprio per le sue battute, come un’altra sulla morte: «Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà.» Ciò che il regista, sceneggiatore e attore opera in questa tipologia di frasi è l’esorcizzazione di una delle sue più grandi paure, la morte. L’ironia consente di spostare il punto di vista, di affrontare le situazioni e la vita con un atteggiamento più distaccato, leggero e meno opprimente. Se l’ironia è una dote straordinaria, l’autoironia ne è la massima espressione perché significa anzitutto conoscere se stessi, «giocare» anche con le proprie debolezze e ribaltare in positivo aspetti e situazioni che potrebbero essere fonte di stress o nevrosi.

ll sarcasmo si differenzia dall’ironia in quanto, se quest’ultima ha come obiettivo spesso anche quello di suscitare ilarità o uscire da una situazione di disagio, quindi tendenzialmente abbassa i toni e induce al sorriso, il sarcasmo potrebbe, viceversa, non essere accettato da tutti con benevolenza e quindi anziché alleggerire una situazione potrebbe addirittura farla esplodere. Noi conosciamo benissimo un noto giornalista, Vittorio Feltri, al quale sicuramente non mancano ironia, autoironia e sarcasmo, tanto che a volte proprio quest’ultimo lo conduce, consapevolmente, a scatenare l’inferno. «L’ironia», sostiene il neurologo Rosario Sorrentino, «se non è endogena, automatica, può essere un’operazione cognitiva complessa ma possibile. Questo grazie a una caratteristica straordinaria del nostro cervello scoperta dalle neuroscienze, che è la neuroplasticità. Sviluppare l’ironia come ogni cambiamento però richiede sforzo e allenamento continui». Chi decide di sviluppare la propria ironia a beneficio anche della propria salute nervosa deve iniziare con il freno. Il freno alle consolidate reazioni istintive di fronte a situazioni di imbarazzo, di difficoltà o semplicemente provocatorie. Sarà capitato a molti se non a tutti, ripensando a una frase espressa da qualcuno di avere, solo a distanza di tempo, la risposta perfetta ma nell’immediato di essere rimasti muti, incapaci di utilizzare appunto l’ironia come via di uscita, come risposta giusta al momento giusto. Nel migliore dei casi è più facile che esca una risposta sarcastica perché piccati e punti nell’orgoglio o infastiditi: abbiamo imboccato la strada più immediata, quella istintiva. Ebbene, coltivare l’ironia significa esattamente avere la volontà e la capacità di astenersi dal valutare i fatti e le situazioni in modo automatico con conseguente reazione istintiva. «Si deve sostituire all’istinto una lettura di ciò che accade maggiormente indirizzata a un atteggiamento razionale, al fine di sostituire all’impulso l’uso di metafore e paradossi. L’ironia va colta nella sua essenza come sottile tentativo di evitare uno scontro o di suscitare umorismo e ilarità». Su questo concetto concordano sia Sorrentino sia lo psichiatra e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Enrico Prosperi, la figura professionale ideale alla quale rivolgersi quando si decide di dare una svolta ironica alla propria vita.

Pertanto la risposta all’inevitabile domanda se ironici si nasce o si diventa è che sicuramente esistono persone naturalmente predisposte all’ironia, ma anche chi non è particolarmente ironico può svilupparla attraverso appunto un allenamento di tipo cognitivo-comportamentale. è come allenare il corpo: occorrono tempo, costanza e soprattutto la volontà di mettersi in gioco. Cosa bisogna fare allora per allenare l’ironia? Il punto di partenza è conoscere se stessi; esistono persone convinte di essere simpatiche anche se non lo sono e da qui il secondo punto, ascoltare e osservare le reazioni degli altri rispetto al nostro modo di essere spiritosi, incentivare i feedback di chi ci sta vicino e sappiamo che sarà onesto con noi. Il rischio di qualche critica dobbiamo metterlo in conto. L’obiettivo non deve essere quello di trasformarci radicalmente. Questo sarebbe sbagliato e controproducente. Introdurre una maggior dose di ironia nella nostra vita però deve essere visto come un atteggiamento egoistico verso noi stessi per migliorare il nostro umore, ridurre lo stress e rendere giovamento alla nostra salute ma è anche un’operazione altruistica perché, se da un lato l’ironia è contagiosa, dall’altro di certo chi ci è vicino trarrà giovamento dal nostro cambiamento e stare con noi diventerà più gradevole.

Barbara Prampolini per Arbiter Marzo 2020

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