Il narcisismo

Articoli in libertà Le bugie del cervello

Diciamoci la verità, chi non è un tantino narcisista? In fondo, però, non stiamo parlando necessariamente di un difetto; molte persone che lo sono, anche in modo spiccato, le ammiriamo, trasudano sicurezza, attirano l’attenzione ed emanano il profumo della vittoria, ma… A tutto c’è un limite. Avete presente l’effetto di una muffa su uve preziose, come quelle che servono per esempio per produrre il Sauternes? Ebbene, la Botrytis cinerea, o muffa «nobile», può valorizzare le uve, e quindi il vino, o può danneggiarle irrimediabilmente. Dipende… Come sempre dipende, e come sempre è tutta o quasi una questione di equilibrio tra vari fattori; passare da sublime a intollerabile è un attimo, tanto per l’uomo (o la donna) quanto per il vino. Quando l’equilibrio si rompe, quando il limite si oltrepassa, quando non c’è armonia, anziché suscitare stupore si provoca fa- stidio, antipatia fino al disprezzo. «Il tratto narcisistico è molto diffuso nella cultura contemporanea», afferma il neurologo Rosario Sorrentino, «però il disturbo di tipo narcisistico ha in sé il fatto che il narcisismo in quanto tale, come componente della personalità, è pervasivo, cioè prevalente e sempre presente in questi individui caratterizzati da totale mancanza di empatia, profondamente egoistici e autoreferenziali».

Ai giorni nostri si osserva in coloro che hanno bisogno del cosiddetto cerchio magico, di quella corte, quella moltitudine di persone che sono pronte a riconoscere le loro (presunte) qualità a ogni costo», continua il neurologo. «Sono convinti di essere unici, di essere speciali. Questo loro egoismo si trasferisce poi nel fatto di aver sempre bisogno di continue garanzie. Hanno la convinzione di vivere una vita al di sopra degli altri, e non accettano che altre persone non riconoscano le loro straordinarie qualità. Si tratta di un narcisismo anche di tipo intellettuale: quando non gli vengono riconosciute le immense doti delle quali si beano, giustificano l’imperdonabile errore attribuendo a chi gli sta intorno l’animo dell’invidioso, di colui che è in com- petizione e che per questo li detesta. Il loro è un bisogno irrazionale di prevalere sugli altri perché sono convinti di avere delle qualità superiori a chiunque. Sono persone a volte spregiudicate, perché il loro egoismo le porta ad annullare quei valori che sono fondamentali quali la tolleranza, la solidarietà e l’empatia. Il narcisista modifica la realtà attraverso il suo filtro egocentrico e la stima smisurata di se stesso». Una marea di nomi a questo punto affolla la nostra mente pensando a Tizio, Caio e Sempronio, che finalmente ora possiamo catalogare e comprendere meglio: sono patologici. Ma come sempre la domanda sorge spontanea: narcisisti patologici si nasce o si diventa? «Il narcisista ha più sviluppata la parte del cervello emotiva, istintiva, impulsiva», spiega Sorrentino. «Se pensiamo che l’empatia è interazione ed equilibrio tra la ragione, la razionalità e il senso di discernimento che fa capo alla parte anteriore del cervello, ovvero la corteccia prefrontale, laddove prevale l’aspetto istintivo e impulsivo, possiamo pensare che a essere interessata sia la parte limbica, quella più atavica, ancestrale, dove prevalgono logiche di prevaricazione, di egoismo, se vogliamo le logiche del predatore che pensa “Io mi prendo ciò che mi spetta”, senza applicare una ragionevole riflessione su quello che è invece il rispetto per gli altri. è un’autoproduzione sociale continua, che si vede in tanti leader che si candidano a essere tali pur non avendone le caratteristiche e le capacità, perché il concetto di leadership andrebbe riconosciuto in primis dagli altri. Un tratto narcisistico lo abbiamo un po’ tutti, dicevamo, perché tendiamo a inseguire dinamiche di affermazione personale dietro le quali c’è molto spesso l’insicurezza, la mancanza di autostima paradossalmente, ma è anche un modello culturale che viene appreso. Nella seconda e terza decade della nostra esistenza i tratti narcisistici possono diventare poi disturbi narcisistici di personalità anche rispondendo a quella che è l’interazione tra una predisposizione genetica e biologica del cervello con l’ambiente, con la cultura e con tutto quello che impatta sotto forma di modelli, molto spesso sbagliati. Quindi si può affermare che è una combinazione tra aspetti biologici e stimoli esterni (epigenetici)».

Quanti politici di tutti i colori e le nazionalità conoscia- mo e riconosciamo sotto questa definizione? Credo molti presenti, ma anche moltissimi del passato e quasi certamente del futuro. Provoco e stuzzico il neurologo: «Sorrentino, ma detto tra noi: gli psicoanalisti sono dei narcisisti?». «Gli psicoanalisti sono tutti narcisisti, proiettati alla convinzione di appartenere a una élite privilegiata…», chiude tranchant. La scienza è scienza. A me piace pensare che sia proprio la scienza, fatta di chimica, biologia e fisica, a potermi portare tra le mani, insieme alla natura, quel meraviglioso bicchiere di Sauternes con il suo equilibrato e straordinario bouquet, narcisista ma non troppo.

Arbiter MARZO 2021

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