Il mal di testa in fase di…rivoluzione

Le bugie del cervello

Pensate che l’emicrania sia causata da sinusite, problemi digestivi, alla vista o alla masticazione? Tutto il contrario. E adesso arriva una nuova terapia per prevenirla, un po’ come il colesterolo alto.
Sono circa otto milioni gli italiani che soffrono di emicrania, la sesta malattia più disabilitante nel mondo; per molti rappresenta un disturbo assai invalidante al punto tale che al suo insorgere si vedono spesso costretti a limitare di gran lunga le attività, se non addirittura a interromperle. Ci si imbottisce di analgesici (il 2% della popolazione mondiale li prende tutti i giorni), ma non sempre funzionano a dovere, e addirittura c’è chi ricorre a iniezioni quando sembra che ormai non ci sia altro da fare, andando anche ad appesantire l’organismo di sostanze delle quali, talvolta, ci si può addirittura intossicare. Insomma, pare che del mal di testa sia quasi impossibile liberarsene. Inoltre, dato non trascurabile, i costi per la cefalea sono esorbitanti: un soggetto con emicrania cronica costa circa 5.800 euro l’anno tra spese mediche e giorni persi. Per fortuna, però, mi è capitato di incontrare Piero Barban- ti, primario neurologo al San Raffaele Pisana di Roma e presidente dell’Associazione italiana per la lotta contro le cefalee, che mi ha aperto un mondo. Un mondo tutto italiano, che parla dell’eccellenza della ricerca scientifica di casa nostra, perché proprio lui e la sua équipe hanno sperimentato una terapia contro il mal di testa a dir poco rivoluzionaria. Ho voluto approfittare di Barbanti anche per fare chiarezza e per sfatare alcuni miti o luoghi comuni estremamente diffusi prima di arrivare al nocciolo della questione, ovvero la nuova terapia. Per prima cosa apprendo che non esiste, di fatto, la distinzione tra emicrania e cefalea, nel senso che il termine cefalea è semplicemente sinonimo di mal di testa e ne comprende ben 223 tipi. L’emicrania, invece, è la più frequente delle cefalee disabilitanti ed è caratterizzata da un dolore severo che si associa ad altri sintomi, quali nausea, fastidio per i rumori e la necessità di ridurre, se non interrompere, appunto, le proprie attività.

Fatta questa premessa, quali sono i luoghi comuni che si accompagnano al mal di testa, ma che non hanno alcun fondamento? «Anzitutto», afferma Barbanti, «il primo è
la cervicale: il collo non ne è un fattore scatenante. Poi, le più in voga quali cause sono: la sinusite, i problemi digestivi, quelli alla vista o alla masticazione; ebbene, tutto falso. Non è la sinusite che provoca mal di testa, bensì è un’emicrania che ha sede sulla fronte e sugli zigomi; non è nemmeno la cattiva digestione a provocarlo, ma è sempre l’emicrania, che quando è presente comporta anche sintomi gastrici; e infine, nessun problema alla vista se il dolore compare vicino all’occhio, è nuovamente la stessa la responsabile, e nemmeno incolpiamo la masticazione. È importante distinguere anche i fattori scatenanti dalle cause, e i principali fattori possono essere così sintetizzati: lo stress, le variazioni ormonali nella donna, il clima, il digiuno, e infine l’alcol in dosi eccessive». Arriviamo alla nuova terapia: gli anticorpi monoclonali. «Per la prima volta nella storia sono stati costruiti degli antidoti specifici per prevenire l’emicrania e la cefalea a grappolo; questi antidoti sono degli anticorpi intelligenti, dei cecchini, che si vanno a incollare a una sostanza, Cgrp (Calcitonin Gene Related Peptide), presente nel nostro organismo, ma che nel soggetto con emicrania risulta troppo elevata. Un po’ come il colesterolo che tutti abbiamo, ma che quando supera determinati parametri diventa pericoloso. I vantaggi di questa terapia sono diversi: è molto efficace, ha la tollerabilità del placebo per il paziente in quanto non si accorge di assumerla, ed è pratica, in quanto comporta un’iniezione una volta al mese per alcuni mesi». I dati sono impressionanti: gli studi che sono stati pubblicati hanno dimostrato che questi anticorpi monoclonali hanno funzionato bene nell’emicrania in termini di prevenzione. Ci si è accorti che il 25% delle persone che assumono questi anticorpi non solo stanno bene, ma benissimo, nel senso che si sono ridotti di ben il 75% i giorni di malessere. Poi c’è un 16% che addirittura arriva a zero attacchi. «Adesso spetta a noi ricercatori», conclude Piero Barbanti, «individuare i pazienti cui possiamo sin dall’inizio diagnosticare se saranno tra coloro che arriveranno a zero attacchi o saranno comunque destinati a migliorare tantissimo». Barbanti poi ci avvisa su un elemento essenziale: la diagnosi dell’emicrania non si fa con gli esami radiologici. La si deve fare con un attento esame della storia clinica, la misurazione della pressione e un esame neurologico. Gli esami radiologici potrebbero produrre paure immotivate (per la presenza di tracce che magari non sono altro, appunto, che le tracce dell’emicrania), oltre che comportare costi inutili. Come per qualsiasi disturbo, malattia e problema legato alla salute, il mio consiglio è sempre quello di rivolgersi ai massimi esperti ed evitare il fai da te o il passaparola, per non parlare di Internet, il paniere delle più grandi castronerie esistente, soprattutto se, non essendo esperti, non si sa distinguere la bu- fala dalla notizia seria.

I COSTI PER LA CEFALEA SONO ESORBITANTI:
UN SOGGETTO CON EMICRANIA CRONICA COSTA CIRCA 5.800
EURO L’ANNO TRA SPESE MEDICHE
E GIORNI LAVORATIVI ANDATI PERDUTI

Barbara Prampolini per ARBITER AGOSTO 2017

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