Libero arbitrio, questa illusione…

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Il libero arbitrio è un’illusione. Le nostre decisioni sono infatti le dirette conseguenze di reazioni fisico-chimiche agli stimoli che ci arrivano sulla base di proprietà genetiche e acquisite.

Libero arbitrio e libertà: sono un’illusione. Non ci siamo innamorati liberamente, non siamo andati al ristorante liberamente e non abbiamo scelto il lavoro che facciamo. Perché il libero arbitrio non esiste. Gli uomini da sempre hanno combattuto e combattono per la libertà, per autodeterminarsi, poter avere voce in capitolo e far emergere le proprie idee. Che libertà abbiamo inseguito allora? «All’epoca dei Greci e dei Romani si credeva nel Fato», spiega Daniele Montepoli, docente di lettere e filosofia, «un’entità metafisico-religiosa che decideva il destino dell’uomo ancora prima che nascesse. Durante il Medioevo, al concetto di destino si sostituì quello di provvidenza, ovvero l’idea che Dio veda tutto ciò che riguarda ogni singolo uomo e decida di intervenire quando lo ritiene opportuno tramite lo Spirito Santo che parla all’anima dell’uomo. Nel Rinascimento grandi teologi come Lutero e Calvino sostennero al contrario il servo arbitrio e la predestinazione: gli uomini non sono liberi di scegliere il compito che Dio ha loro assegnato ma solo di portarlo a termine bene o di ribellarsi a esso. Nel 1600, con la rivo- luzione scientifica, vennero gettate le basi per quella che è l’attuale analisi circa il libero arbitro».

Piergiorgio Strata, neuroscienziato e professore emerito di Neurofisiologia all’Università di Torino, autore del meraviglioso libro La strana coppia: il rapporto mente-cervello da Cartesio alle neuroscienze, sostiene infatti che «partendo dal presupposto che il nostro cervello è un ammasso di materia fatta di atomi, come il resto dell’universo, resta difficile ammettere che gli atomi di cui è fatto possano avere una benché minima libertà di spostarsi sotto l’azione di eventi che non fanno parte della natura come per esempio le ipotetiche forze sovrannaturali. Le nostre decisioni devono essere le conseguenze di reazioni fisico-chimiche agli stimoli esterni e interni che arrivano al cervello sulla base di proprietà genetiche e acquisite. La mente non può far muovere le molecole a suo piacimento e quindi il libero arbitrio appare un’illusione». Quando noi decidiamo di com- piere un’azione, l’attività cerebrale precede il momento nel quale noi siamo coscienti di aver deciso, come a dire: ciò che stiamo decidendo coscientemente era già stato deciso nel nostro cervello un attimo prima. Facciamo un esempio, siamo dei manager chiamati a risollevare le sorti di un’azienda in crisi, abbiamo forti stimoli, grandi responsabilità e soprattutto importanti decisioni da prendere: aprire nuovi mercati, tagliare rami obsoleti, rilanciare il marchio… Ebbene per ogni scelta e decisione dicono i neuroscienziati si parlerà casomai non di libero arbitrio nostro bensì del cervello che ci spingerà verso le opzioni più forti, più sentite. A noi resta tuttavia la convinzione di aver preso la decisione o meglio diventiamo «coscienti» della decisione presa.

Ma che cos’è che ci indirizza verso una decisione piuttosto che un’altra? I condizionamenti, ovvero le esperienze, il contesto e ciò che abbiamo immagazzinato nel nostro cervello che, attraverso la memoria, ci induce a perseguire una strada invece che un’altra. Secondo Antonella Marchese, psicoterapeuta, «la libertà di un individuo è una dimensione interna che ha le sue origini nella “dipendenza sana” dalle figure genitoriali che accompagnano il bambino attraverso le fasi della sua vita fino a diventare un adulto consapevole. Tutto questo è frutto di un lungo processo di crescita all’interno dei cerchi famiglia- società che portano alla soggettivazione di ciascuno, requisito fondamentale per acquisire il senso di libertà che tuttavia è pur sempre una forma di libertà relativa. La libertà assoluta intesa come assenza di alcun condizionamento non esiste poiché la famiglia prima e il contesto sociale poi esercitano grandi influenze sull’individuo». Quindi in realtà l’illusorietà del libero arbitrio, che rappresenta se vogliamo anche una provocazione, sta nelfatto che nel momento in cui decidiamo qualcosa in realtà il nostro cervello, come un computer che analizza i dati immessi in una vita (genetica, educazione, contesto, studi, famiglia e così via) effettua la scelta al posto “nostro” quasi in automatico. Perché per esempio si tende a commettere sempre gli stessi errori, a cercare partner si- mili al padre o alla madre e perché spesso (non sempre ma anche in questo è innegabile un condizionamento) il figlio di un avvocato diventa avvocato o di un medico diventa medico? Perché il nostro cervello anche attraverso dati «viziati» ci indirizza, a volte anche contro il nostro stesso interesse. Riuscire a capire le bugie del cervello può essere utile proprio per correggere le nostre azioni o scelte al fine di agire al meglio per noi, per gli altri e per migliorare sempre le nostre vite personali e professionali.

QUANDO DECIDIAMO DI METTERE IN
MOTO UN’AZIONE,
IN REALTÀ
L’ATTIVITÀ CEREBRALE PRECEDE

IL MOMENTO IN CUI SIAMO
COSCIENTI DI AVER DECISO

 

Articolo pubblicato sulla rivista Arbiter mese febbraio 2017

 

 

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